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About me

Simona Rizzo nasce circa trentasette anni fa in Salento, vive i sui primi anni fra case bianche, tetti piani, strade sterrate, muretti a secco e ginocchia perennemente sbucciate.  Legge, scrive tanto, disegna di più…curiosa, osserva ciò cha la circonda e con le matite intreccia pensieri a immagini. A sette anni riceve in regalo da una zia una macchina fotografica di seconda mano, scatta le prime foto: le formiche, il cortile di casa, una nuvola (le nuvole in Salento meritano di essere fotografate!) …fino a quando, il fratello duenne lancia la macchina in una tinozza di acqua e fango.  Simona legge l’evento come un segnale e decide di abbandonare la fotografia come mezzo espressivo. Gli anni passano, frequenta poco brillantemente il liceo classico, finendo nel loop  del “la ragazza è intelligente, ma non si applica”, “…potrebbe fare di più”. Con la svogliatezza dei sedici anni decide di studiare per passione e non per dovere, così le versioni di greco si trasformano in graffiti di Keith Haring, passa i pomeriggi guardando e leggendo Caravaggio e perde le notti sotto i cieli stellati di Kant. A diciotto anni arriva il tempo delle scelte decisive: si trasferisce a Torino e si iscrive ad Architettura.

Sono anni intensi, di studio, di incontri con i Maestri della sua vita, di amicizie e di impegno sociale.  A pochi esami dalla laurea incontra l’Amore, che scopre avere le sembianze di un ingegnere biellese, lo sposa. Pochi mesi dopo si laurea con una tesi dal titolo “l’Architettura fra coscienza e immaginazione” -sul rapporto aureo e sulle relazioni fra matematica, musica e architettura-  Lavora per un lungo periodo come dipendente per una grande società di Ingegneria, le sue giornate scorrono regolarmente fra lavoro, casa, amici… fino  a quando, nel 2007, in una giornata di pioggia, la sua vita inciampa in un inconveniente – un RAV4 Toyota esattamente!- investita da un’auto i suoi occhi hanno dei problemi, risolti fortunatamente poco dopo-

Anche questa volta, esattamente come 30 anni prima, Simona legge l’evento come un segnale e decide di riprendere in mano la macchina fotografica, guardarci attraverso e fermare tutte le immagini che per un attimo ha avuto paura di perdere per sempre. Gli anni della vera svolta sono il 2009 e il 2012, quando grazie alla venuta al mondo dei suoi due figli (Zoe e Gioele) Simona “rinasce” e  decide “ridimensionare” la sua vita su di loro e sulla sua vera passione: la fotografia. Oggi, con ostinata dedizione Simona tenta di fare ha fatto della fotografia il suo principale mestiere. Usa la fotografia per rielaborare immagini, profumi e ricordi. Affronta temi e generi differenti, quelli a lei più cari: lo Still Life – con chiara ispirazione ai grandi maestri come Caravaggio, Francisco de Zurbaran, Adrigen Coorte-; la fotografia  di ritratto, occasione e tentativo di raccontare stati d’animo e l’unicità di ogni soggetto-protagonista; la fotografia di cibo, realizzata con la stessa cura con cui prepara manicaretti  per parenti e amici; in ultimo, non disdegna nuovi e “alternativi” percorsi fotografici (realizzazione di immagini con tecnica mista, disegno e iPhonography), SiRi oltre che ad essere un dichiarato “selfie” ne è un chiaro esempio.

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Photography e Communication

Torino
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